Riflessioni per i ricercatori…

Riflessioni per i ricercatori…
  • In qualsiasi ‘sistema’ o ‘religione’ o ‘Via’ che ha perso nel tempo la sua funzione rigenerativa per l’essere umano, li si potrà osservare la tendenza a dare più importanza alla forma che al contenuto, si tenderà a prendere il contenitore per il contenuto, che ormai non c’è più.

La funzione trasformativa di un gruppo di Lavoro rigenerato dipende da:

1. dall’armonia generale che si riesce a creare e a mantenere nel tempo; 
2. dalle caratteristiche del metodo e della conoscenza che devono essere riadattati e plasmati per ogni nuovo gruppo di persone, secondo il tempo, il luogo e le circostanze;
3. dalla capacità del gruppo di evitare il dogmatismo e le visioni esagerate ed estreme, e dall’equilibrio mentale ed emozionale, senza il quale nulla si può apprendere, comprendere e praticare; 
4. dalla capacità degli studenti di allinearsi alla ricerca della Verità; la capacità di armonizzarsi con la Via, con il metodo, con l’insegnante e con i compagni per la propria crescita ed evoluzione interiore.

  • Nella Via non esistono dottine…

Dal momento che la percezione diretta della Verità, quando si realizza, essa è uguale per tutti, qui tutte le dispute dottinali, teoriche e filosofiche che dividono i ricercatori cadono… perché si basano su differenze ideologiche e strutture di pensiero condizionato da fattori che poco hanno a che fare con lo scopo ultimo del ricercatore stesso: lo sviluppo della saggezza e dell’amore cosciente.

Ogni struttura ideologica non è che un automatismo accettato e condiviso da molti che vela la percezione diretta della realtà.

Un gruppo di ricercatori sinceri deve necessariamente passare attraverso un processo che possiamo definire come: separare il grano dalla pula, senza il quale, processo di preparazione dello studente nella Via, sarà come versare del vino nuovo in botti sporche che trasformeranno il vino in aceto, è solo una questione di tempo, e capire questo fatto e posizionarsi correttamente per imparare ad imparare, questo è già segno si saggezza.

Tutto dipende da ciò che uno desidera veramente.

Se giocare al piccolo chimico, o se desidera diventare egli stesso un Alchimista e lavorare con la Scienza dell’Anima.

  • Si usa dire che si può apprendere e sviluppare saggezza attraverso l’esperienza, la vita stessa, e in linea teorica questo è vero, ma non si tiene presente però, che prima bisogna aver sviluppato (interiormente) la capacità di aprirsi, di masticare, di digerire e di assimilare correttamente l’esperienza, e, in fine, di mandarla ad effetto, effetto inteso come lo sviluppo della comprensione, dell’armonia interiore, della saggezza e dell’amore conscio – liberando in maniera innocua le scorie psichiche prodotte delle digestione dell’esperienza.
    Vivere è mangiare…
    E l’esperienza è del tutto inutile se non abbiamo creato in noi stessi, all’interno, certe condizioni che ci permettano di digerirla, ricordando che, quando qualcosa non viene digerito, rimane sullo stomaco e blocca tutto il sistema.
  • Quando si versa del vino nuovo in un’otre sporca con dei fondi di vino vecchio andato a male, anche il vino nuovo andrà a male.
    Prima bisogna pulire a fondo l’otre, se non si vuole dare aceto ai commensali.
  • Dalle Antiche Scuole…
    Perché in generale i Sufi non danno lezioni pubbliche, e perché non condividono equamente la conoscenza che hanno con tutto il mondo?
    Il grande maestro Al Ghazali ha detto nella sua “Nicchia per le luci” (mishkat al-Anwar), che è un classico Sufi, citando un poeta: Chiunque dia conoscenza a uno sciocco, la perde. E chi non la condivide con i meritevoli, fa male.
  • Centro Studi Umanistici

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