Riflessione pratica sull’idea del risveglio a se stessi…

Riflessione pratica sull’idea del risveglio a se stessi…

Se conosciamo il significato della parola “inconscio” o “automatismo” allora non è molto difficile comprendere che noi non siamo coscienti più del 10% dei nostri meccanismi interiori, sul come funzioniamo dentro e di tutto ciò che accade al nostro interno, e quindi: non possiamo dire di conoscerci come crediamo; e questo significa che noi mentiamo su moltissime cose senza sapere di mentire, convinti invece di sapere molte cose su noi e sugli altri senza esserci mai guardati dentro. 
Senza contare tutti meccanismi che difendono questo stato di incoscienza-sonno: la rimozione, la razionalizzazione, la giustificazione, la negazione, la proiezione, l’introiezione, la dissociazione, l’idealizzazione, l’identificazione, la frammentazione, il sarcasmo e certe forme di umorismo, la formazione reattiva, la sublimazione, la condensazione, l’annullamento retroattivo, e la regressione. 
Tutti meccanismi che proteggono noi stessi dal vedere, dal comprendere, e dall’essere realmente consci sul come stanno realmente le cose in noi stessi e negli altri, automatismi che ci rendono delle macchine altamente reattive tipo stimolo/risposta, quando invece siamo convinti di essere liberi di scegliere i nostri comportamenti, pensieri, ed emozioni.
Riflessione…
Primi di affermare o di mettersi a discutere o litigare che una certa cosa è vera o che non è vera, proviamo a chiedere a noi stessi: questa, è una mia supposizione? Oppure, ho indagato, ho sperimentato e ho verificato ciò che sto dicendo, tenendo conto di quanto appena esposto?
Quanto mi conosco?
Quanto posso dire di conoscere gli altri, prima di esprimere un giudizio o una critica, essendo per la maggior parte inconscio, automatico, e potentemente suggestionabile ed influenzato da schemi, condizionamenti, paure, aspettative, bisogni irrisolti, e ferite mai guarite che generano delle proiezioni che puntualmente gettiamo sugli altri per non vedere noi stessi?
Quanto mi conosco realmente?
E quali sono le conseguenze di questo mio non conoscermi?
Sono cosciente delle conseguenze di tutto questo e di quanto questo possa incidere sulla mia felicità e capacità di relazionarmi armonicamente con gli altri, per amare e permettere gli altri di amarmi?
Da dove ci arriva tutta questa sofferenza psicologica ed emotiva di cui si sente parlare ogni giorno, e perché è così difficile cambiare e diventare delle persone felici?
Non ci vedi alcun nesso con quanto sopra esposto?
Sofferenza, dal mio personale punto di vista, è vivere meccanicamente come delle macchine programmate, è vivere immemori di se stessi e completamente inconsci, credendo invece di essere già consapevoli, già consci e capaci di amare.
Piu conosci te stesso, meno ti ritroverai a mentire a te stesso e agli altri, e più potrai essere te stesso, libero e felice.
Se uno solo, anche per dieci minuti soltanto, potesse vedere chiaramente quanto sia schiavo di certi meccanismi…egli inorridirebbe e cercherebbe di fare il possibile per liberarsene.
Ecco l’idea del risveglio, del risveglio dallo stato di meccanicità e di incoscienza di se stesso.

Roberto Potocniak

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