L’identificazione e l’attaccamento…

L’identificazione e l’attaccamento…

L’identificazione come automatismo ci porta via dall’essere totalmente presenti a noi stessi nel qui e ora, l’unico Tempo reale dove accade la nostra vita…qui la nostra attenzione diventa passiva: attenzione attratta dall’oggetto di attenzione, dove questo oggetto, persona o situazione diventa Forza Attiva, mentre noi passiamo da essere una Forza Attiva iniziale, come osservatori, ad una Forza Passiva che subisce l’oggetto di attenzione che finisce per dominarci completamente; un po’ come nella grammatica, vedi la differenza che passa fra l’oggetto ed il complemento oggetto.

Il processo di identificazione-attaccamento:

Prima di tutto c’è un qualcosa che attrae la nostra attenzione, in positivo o in negativo. 
Poi, ci identifichiamo in ciò che ha attratto la nostra attenzione perdendo noi stessi nell’oggetto dell’attrazione, che, se capita il caso che ci piace e ci interessa, allora tenderemo ad attaccarci ad esso, sentendo un profondo bisogno di possederlo, di farlo nostro, di impossessarcene, fino ad arrivare, nei casi più profondi di identificazione, all’ossessione. 

Nel caso contrario, quando ciò che attrae la nostra attenzione non ci piace, ci irrita, ci offende o ci crea sofferenza, allora noi, sempre in stato di identificazione ed attaccamento, inizieremo a lottare, a combattere e a rifiutare con forza l’oggetto dell’attrazione, aumentando così l’identificazione e l’attaccamento verso l’oggetto stesso, generando in noi uno stato di ossessione negativa.

In entrambe i casi noi comunque perdiamo noi stessi, la nostra identità Essenziale, se non rimaniamo presenti e consapevoli nel Terzo stato di coscienza, il Ricordo di se’; perdiamo noi stessi in ciò che ci attrae in positivo o in negativo. 

La conseguenza di questo stato è quasi sempre una lunga serie di reazioni meccaniche ed emozioni negative, fino ad arrivare alla violenza pur di impossessarci dell’oggetto della nostra ossessione, o a causa del nostro desiderio di combatterlo e distruggerlo.

Come spiega bene Ouspensky in “Frammenti…” la causa delle emozioni negative sta in quello stato chiamato identificazione, lo stato che, assieme all’immaginazione automatica presente un po’ in tutti i nostri centri, ci tiene maggiormente addormentati.

Da ciò che ho potuto osservare e sperimentare: prima accade l’identificazione, il perdere se stessi in qualcosa, in qualcuno, poi, secondariamente, si manifesta l’attaccamento, la fissazione, la perdita di coscienza e di collegamento col proprio Essere e con il momento presente, e poi, la reazione emotiva/istintiva di attrazione, o di repulsione, o di indifferenza.

L’identificazione sta alla base della sofferenza e corrisponde all’esatto contrario dello stato di Presenza a se stessi, del Ricordo di se’, dell’Essere coscienti di se stessi in relazione a ciò che stiamo osservando e con cui stiamo interagendo, qui manca l’attenzione divisa…e perdiamo noi stessi negli oggetti, nelle persone, nelle situazioni.

Un tifoso di calcio, ad esempio, può fare del male ad un supporter della squadra avversaria solamente perché si è completamente identificato con la sua squadra del cuore, a tal punto che, offendere la sua squadra, uno lo vive come un’offesa diretta a lui stesso, come se lui fosse la squadra stessa. 

Nello stato di identificazione ogni cosa viene presa sempre sul personale.

Osserva…

Dietro ad ogni forma di aggressione c’è una forte identificazione. 
Dietro ad ogni critica, giudizio, disprezzo, emozione negativa…c’è una forte identificazione.

Consideriamo inoltre che si può essere identificati con qualsiasi cosa: prova ad osservare dove il tuo atteggiamento diventa estremo, ossessivo, compulsivo, esagerato, non armonico ed equilibrato.

Roberto Potocniak

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