L’ego-personalità ed il lavoro pratico su se stessi…

L’ego-personalità ed il lavoro pratico su se stessi…

L’ego è la cosa più grossolana che possediamo, o meglio che ci possiede, e allo stesso tempo la più sottile, in quanto non lo vediamo, non siamo capaci di vederne gli effetti e la sofferenza che ci procura. Ora proviamo a vedere che cos’è e come funziona.

Ogni bambino nasce privo di ego, privo di una personalità. Ogni bambino è “corpo-coscienza-essenza”, pura e limpida. Il bambino, fino ai tre/quattro anni (prima del condizionamento e prima della formazione della personalità), percepisce la realtà attraverso il proprio essere interiore direttamente, senza alcun filtro.

L’essenza contiene i semi delle potenzialità e delle qualità che potrà sviluppare negli anni. Queste qualità avranno bisogno di un terreno adatto alla crescita, e del nutrimento necessario per lo sviluppo, e per la maturazione dei semi contenuti nell’essenza stessa.

Che cosa si intende per terreno? Cosa si intende per nutrimento?

Per terreno possiamo pensare ad esempio ad un clima famigliare armonico, positivo, amorevole, intelligente e sensibile.

Per nutrimento possiamo pensare al bisogno di attenzione, di cura, di amore, di esempio, di riconoscimento, di apprezzamento, ecc. di cui ha bisogno il bambino per poter crescere in modo sano e completo.

Ogni qualità “essenziale” (dell’Essenza), in quanto seme avrà bisogno di essere riconosciuta, apprezzata ed incoraggiata dalla famiglia e dall’ambiente che circonda l’infante. Tanto quanto, un seme, che per divenire pianta, e produrre dei frutti, dovrà ricevere, acqua, sole, aria e sostanze nutritive.

Ora invece, proviamo ad osservare quello che avviene invece:

Prima di tutto, bisogna sapere che solamente un Essenza potrà riconoscere un’Essenza e le sue qualità. Se i genitori, o le persone che circondano il bambino, loro stessi non sono in contatto con le loro qualità essenziali o non le hanno sviluppate, non potranno di conseguenza riconoscere quelle del bambino. Questo ci porta inevitabilmente alla conclusione che se una persona non vive attraverso le sue qualità essenziali, vivrà attraverso qualcos’altro, ma che cosa per la precisione?

Ora andiamo per gradi per cercare di capire cosa succede di solito: Quando un bambino piccolo (età pre-verbale) inizia a manifestare se stesso, cerca nel contempo l’approvazione ed il riconoscimento dei propri genitori. Come una piccola pianta cerca acqua, luce e aria. Quando una qualità non è stata accettata e riconosciuta, magari perché i genitori vogliono che il bambino sia così o colà; o più così, o più colà, a seconda delle loro ideologie, paure, speranze, condizionamenti, morale, o desideri, al bambino non resta altro che modificare se stesso, reprimendo o negando questa qualità non accettata. Questa repressione, sia chiaro, il bambino la mette in atto per amore verso i propri genitori, per renderli felici, da una parte, e dall’altra, perché ha bisogno del loro amore e riconoscimento. Il bambino lo fa per amore. Modifica la sua vera natura, la sua verità, il suo “essere se stesso”.

Ma cosa succede a questa qualità?

La vera qualità viene rifiutata dal bambino perché è stata rifiutata dai genitori e al suo posto inizia a manifestare ciò che i genitori si aspettano da lui: un falsa qualità, un surrogato di quella qualità reale, ma che ora funziona, ora viene accettata, nel bene o nel male. Il bambino ora riesce a comunicare in maniera più efficace e sentirsi accettato dalla famiglia: egli accetta le loro ideologie, le loro paure, rabbie, frustrazioni, condizionamenti perché non ha scelta; attivamente e passivamente. Ed allora vedremo che al posto della qualità della “forza interiore” si manifesta la rabbia, la lotta, la competizione. Al posto dell’amore incondizionato si manifestano: emozioni che tentano di imitare le qualità dell’amore, sentimentalismi, emotività, o altre debolezze interiori, ecc.

Come ad esempio come quando vostra madre si preoccupa per voi e vi dice che la fate stare male, che è in ansia. Tutto questo viene frainteso per amore. In realtà, dal punto di vista della conoscenza interiore tutto ciò corrisponde solamente a dei disturbi. L’ansia non è amore, e va curata. La preoccupazione non è amore, e va curata. Un vero stato di amore è pura gioia, pura espansione…

Al posto dell’amore abbiamo l’attaccamento. Al posto della qualità dell’abbandono e dell’apertura, abbiamo invece una specie di sudditanza che spesso confondiamo con l’altruismo. Al posto del altruismo e all’essere al servizio, abbiamo l’essere servizievoli e succubi degli altri.E così via.

Piano, piano, al bambino vengono richiesti dei comportamenti meccanici, condizionati, ipocriti, falsi, vuoti, a volte anche stupidi e privi di senso, ma questo è ciò che ci aspettiamo da lui. E lui lo fa per amore e perché in fin dei conti è quello che assorbe dal suo ambiente: egoismo, rabbia, delusione, insoddisfazione, ecc.Invece di aiutare i bambini a essere se stessi e a tirare fuori le loro qualità, li condizioniamo, in base a ciò che vogliamo da loro, come se dovessimo programmare un computer o una macchina.

Questa è la differenza fra educare e condizionare.Per educare ci vogliono: intelligenza, sensibilità, amore, accettazione e dedicazione, e tanta pazienza.

Per condizionare: premio, punizione e ripetizione degli schemi fino a quando non diventano degli automatismi. Fino a quando, come dicono gli psicologi del profondo, non avremo introiettato i nostri genitori, ed allora saremo dei loro cloni. Non saremo più collegati alla nostra intelligenza e sensibilità, ma saremo collegati ai così detti “genitori interiori”, che continueranno a dire sempre, nella nostra testa, cosa è giusto, e cosa è sbagliato.

La cosa interessante è che non potrai liberarti così facilmente da questo meccanismo perché l’ego, la personalità e i genitori interiorizzati, utilizzano un potente sistema difensivo che non ti permette di seguire autonomamente ciò che realmente senti, o ciò che realmente comprendi in modo autonomo.

Questa protezione si chiama senso di colpa. Le sue armi sono la giustificazione, la razionalizzazione, il mentire, il negare l’evidenza a se stessi, la proiezione, l’aggressione, ecc. Anche se non te ne rendi conto, perché sono meccanismi molto profondi che agiscono nella nostra psiche e sul campo energetico e fisico, ogni volta che cercherai di essere te stesso e di agire conformemente a ciò che senti, ti sentirai a disagio. Questo disagio è in realtà, se lo osservi profondamente, un sottile senso di colpa perché il messaggio che ti viene dato attraverso il sistema energetico-emozionale-sensoriale è che stai tradendo i tuoi genitori. A questo punto s’innesca un perverso meccanismo di auto-, totalmente meccanico ed inconscio, che ti porterà a pensare che era meglio non cambiare strada e modalità. E’ meglio non decidere diversamente dal solito.

Quindi, cambiare è pericoloso e crea sofferenza. Cambiare ed essere se stessi significa tradire mamma e papà.

Dal punto di vista dell’essenza, nessuno nasce negativo o problematico, lo si apprende dall’esterno per imitazione, per condizionamento, e a volte anche per forza.

Piano, piano, le nostre qualità vere sprofondano nel dimenticatoio, e al loro posto inizia a prendere forma e forza una personalità totalmente falsa o ego. Questo ovviamente è solo un esempio generico perché in realtà ci saranno tante sfumature diverse, tante quante il numero degli esseri umani presenti sul pianeta. Quindi, da una parte abbiamo l’essere umano condizionato che vive nella personalità, mentre dall’altra abbiamo l’essenza e la mancanza di contatto con la nostra realtà interiore.

Ogni essere umano, può essere in contatto con delle piccole parti del Sé essenziale, piccole parti che non sono state bloccate o condizionate del tutto. C’è ancora un filo che ci collega ad esse ed è proprio questo filo che ci tiene collegato alla nostra verità, e che ci manda ciclicamente in crisi, in confusione oppure in conflitto. E’ lo scontro fra le nostri parti vere e le nostre parti false. Ottimo, abbiamo un filo di Arianna che, se usato con intelligenza e sensibilità, ci potrà permettere il “recupero dell’essenza”, ovvero ritornare alla nostra fonte di verità, di energia vitale e di “essere noi stessi”.

Cosa succede invece quando viviamo attraverso il nostro ego-falsa personalità?Innanzitutto, l’ego è una costruzione, una finzione, ma devi osservare che esso ti domina e che tu non hai nessun potere su te stesso.

Se, ad esempio, i tuoi genitori non ti accettavano per come eri, ma dovevi diventare qualcosa di speciale per accontentare il loro ego, probabilmente, anche se non te né rendi conto:

1. Stai ancora cercando di soddisfarli anche se pensi di scegliere liberamente la tua vita e la tua strada.

2. Non essendo stato accettato, ti è stato detto o fatto capire che così come sei non vai bene e che devi diventare prima questo o quello per poter andare bene. Così facendo, ti sei sconnesso dalla qualità della fiducia in te stesso e magari ora la cerchi attraverso gli altri.

3. La conseguenza è che ora non sei mai soddisfatto e felice, cerchi sempre qualcosa, cerchi di essere come qualcun altro perché intimamente sei convinto che così come sei non vai bene, non puoi andare bene, e chi potrà amare una persona che non va bene? Una persona imperfetta? In pratica hai imparato a non accettarti, a non darti fiducia, a non fidarti di ciò che senti dentro. Non ti fidi della tua comprensione ed è per questo motivo che cerchi le risposte negli altri. Questo spiega perché tutti sentono il profondo bisogno o desiderio di essere speciali, in un modo o nell’altro. Tutto vogliono essere speciali e si confrontano sempre con gli altri. Da qui la lotta, la competizione per avere di più, per essere di più, per ricevere più attenzione, più riconoscimento, più potere.

Ora potete ben comprendere l’origine di tante emozioni negative: gelosia, invidia, vanità, orgoglio, attaccamento, rabbia, testardaggine, ecc.

Più sei lontano dal tuo centro-essenza, meno sai chi sei e cosa vuoi. Meno ti conosci e più cercherai d’importi sugli altri e sul mondo per ottenere quello che in realtà possiedi già. La vita allora diventa complicata, crei problemi dove non c’è né sono, soffri, non sei felice, la tua vita non ti soddisfa.L’assenza di ego vuol dire essere se stessi, semplici, naturali, fluidi, aperti alle circostanze. Non lotti…vedi, ti apri, comprendi, agisci, integri le circostanze dentro di te…tutte le esperienze sono cibo per il tuo essere ed allora mangi bene e cresci bene. Se soffri e non trovi soddisfazione, magari cercherai di sforzarti di più in modo da ottenere, più soldi, più potere, più prestigio, ecc. Ma se vedi che anche questo non funziona magari vai da un medico, da uno psicologo, da uno psichiatra per chiedere aiuto, per affrontare con più energia la tue battaglie. E se ancora non riesci ad essere felice allora ti rivolgi al prete, al guru, al terapeuta olistico mentre non ti rendi ancora conto che stai chiedendo a tutti di sostenere il tuo ego, di rinforzare il tuo ego.

Vedi… l’ego stesso è falso, non può comprendere ed accettare la verità, non è in contatto con quello di cui hai realmente bisogno. L’ego è solo un fascio di tensione e condizionamenti, conditi con speranze e paure. La sua modalità è: attacco, fuga o paralisi.

Arrivi allora all’ultima spiaggia: senti parlare del lavoro interiore, della ricerca della verità, della spiritualità. E ti chiedi: “ Chissà se questi percorsi mi aiuteranno a raggiungere i miei obbiettivi, a stare meglio, ad essere felice?”.Magari inizi un percorso. Ti sei fissato degli obbiettivi. Vuoi migliorare, essere un persona, buona, altruista, più calma, consapevole, equilibrata, ecc.

Inizi a lavorare in un gruppo, segui le indicazioni, gli esercizi, gli insegnamenti e dopo un po di tempo hai la sensazione di essere punto accapo. Non sei ancora felice, non è successo ancora niente di speciale, vedi gli altri e pensi che tutti stiano progredendo tranne te.

Attenzione…. qui ci vorrebbe un cartello 6 metri per 9 con su scritto: “ATTENZIONE LAVORI IN CORSO, E’ SEVERAMENTE VIETATO L’INGRESSO AI NON ADDETTI AL LAVORO“.

Perché se è l’ego a lavorare al posto tuo (essenza), non vai da nessuna parte. Anzi c’è un grosso rischio di creare un ego grande e grosso e molto più pericoloso di prima.

Che cos’è giusto nel Lavoro?

Ciò che ti porta più vicino al tuo essere.

Che cos’è sbagliato?

Ciò che ti allontana dal tuo essere.

Quindi: un metodo o una tecnica è giusta solo se ti centra nel tuo essere reale, altrimenti può essere anche pericolosa e portarti chissà dove.

Alcuni (non tutti) sintomi del falso lavoro, quello fatto attraverso l’ego:

1. Un sintomo molto chiaro della presenza dell’ego è la competizione verso gli altri.

2. Diventare più rigidi e seri, poco flessibili, intolleranti.

3. Voglio tutto e subito.

4. Se non ottengo presto e bene ciò che voglio significa che non funziona e allora mollo.

5. Gli altri sono meglio di me.

6. Gli altri sono peggio di me.

7. Io capisco più degli altri.

8. Io capisco meno degli altri.

9. Più lavoro più divento complicato.

10. Più lavoro e più divento teso ed irritabile.

11. Aumentano le gelosie e le invidie.

12. Non riesco a rilassarmi e accettare quello che mi succede.

13. Mi attacco all’insegnamento.

14. Mi attacco all’insegnante.

15. Mi attacco ai compagni di lavoro.

16. Desidero che gli altri si prendano cura di me.

17. Non riesco o non voglio stare in piedi con le mie gambe.

18. Non desidero prendermi delle responsabilità.

19. Lavoro, frequento, mi confido e parlo solo con chi mi è simpatico nel gruppo.

20. Evito delle persone nel gruppo.

21. Faccio vedere quanto sono presente e consapevole.

22. Faccio vedere quanto sono amorevole d altruista.

23. Parlo tanto e faccio poco.

24. Giudico tanto gli altri e non guardo me stesso.

25. Giudico tanto me stesso e scuso sempre gli altri.

26. Metto in moto dei giochi di potere.

27. Entro nella sindrome del voler insegnare agli altri ciò che non ho ancora messo in pratica e realizzato io stesso, il voler correre prima di essere in grado di camminare.

L’ego tende a parlare molto delle qualità che non possiede, ma crede di possedere.

L’ego desidera sempre che gli altri riconoscano le sue presunte qualità.

L’ego è facile all’offesa, vive sempre sulla difensiva e pensa che tutti c’è l’abbiano con lui.

Pensa di non ricevere mai abbastanza attenzione, riconoscimento e amore.

Chiede sempre qualcosa, pretende sempre qualcosa.

Quando l’ego fallisce con i tentativi di cercar di essere il migliore (ego positivo), prova in negativo: sono il peggiore di tutti, sono quello che soffre di più, l’ego si autocommisera, ecc.

Se gioca a fare l’umile lo fa vedere a tutti.

Se gioca a fare l’altruista non parla d’altro, esalta le qualità dell’altruismo per farsi vedere dagli altri.

Se gioca ad essere semplice…. beh… un ego non riuscirà mai ad essere semplice.In conclusione: l’ego non potrà mai abbandonare l’ego, né farlo diventare un’essenza.

Sarà il corretto lavoro sull’essenza a far sì che l’ego si trasformi in uno strumento utile ed affidabile al servizio del suo padrone, e cioè TU!

Alcune osservazioni sul lavoro corretto:

1. Aumenta l’attenzione, la memoria la concentrazione, la presenza e la consapevolezza.

2. Si percepisce una dilatazione del tempo e dello spazio, perciò diminuiscono la fretta e l’agitazione.

3. Aumenta la comprensione in relazione a ciò che ci circonda e quindi la pazienza.

4. Aumentano le emozioni ed i sentimenti positivi e diminuiscono quelli negativi.

5. Aumenta il senso del gioco, la non serietà, pur essendo totali e facendo ciò che deve essere fatto seriamente, ma senza diventare seri.

6. Aumentano sensibilità, intelligenza, libertà, fluidità ed apertura.

7. Non si sente più il desiderio di farsi notare o di cercare l’attenzione degli altri.

8. Si smette di fuggire dalle situazioni.

9. Non c’è competizione, invidia, gelosia, ma si cerca di imparare da chi è più avanti e si aiuta chi è più indietro.

10. Ci si prende responsabilità e questo ci fa sentire gioiosi.

11. Non si usa gli altri, ma li si aiuta disinteressatamente e si condivide in modo semplice ed efficace.

12. Non si ha assolutamente il bisogno di parlare di ciò che è giusto o sbagliato; le vere qualità vengono viste dagli altri e non da colui che le possiede.

13. C’è un grande senso di calma, armonia, piacere, gioia e spontaneità. Forza, chiarezza, amore, espansione e comprensione.

14. Si rimane sempre liberi dentro, umili, aperti e ricettivi, sempre pronti ad imparare.

Una comprensione pratica: non puoi lottare direttamente contro il tuo ego e le sue modalità. Dovrai osservarti con semplicità, umiltà ed accettarti totalmente. Dovrai accettarti così come sei. Allora la trasformazione. Non una lotta. Una naturale trasformazione.

E’ una prassi molto antica.

Una volta si diceva che potevi sconfiggere un demone semplicemente pronunciando il suo nome. Ma attenzione perché l’ego è molto astuto. E’ capace di usare gli insegnamenti e le tecniche per rimanere in sella, per rimanere al comando, mentre tu penserai di essere cambiato.

L’ego può usare la pratica dell’accettazione in negativo: se mi accetto…allora posso continuare a fare errori, posso continuare a fare come mi pare, e a essere quello di sempre; poi basta che mi accetto e non devo fare altro.

Osserva come l’ego usa una comprensione per giustificare se stesso e continuare a fare il suo lavoro. Quindi attenzione.

Ricordiamoci che l’ego esiste grazie ai condizionamenti, e i condizionamenti agiscono attraverso la ripetizione, il premio e la punizione. Questa è un’ipnosi profonda ed agisce senza la tua partecipazione o volontà. Agisce “automaticamente” senza che te ne rendi conto.

Basta ripetere continuamente ad un bambino, che possiede una mente molto aperta e ricettiva, qualunque idea su come deve essere o non essere, e continuare a martellarlo per molto tempo, con il rinforzo del premio se si adegua, e l’idea della punizione se si ribella… ed ecco bello e fatto un ottimo esempio di ipnosi.

Dopo un po di tempo il bambino, volente o nolente, assorbirà questa idea nella sua mente dove metterà radici ed agirà a livello inconscio. Da adulto, crederai che sia una tua idea, crederai di scegliere un certo atteggiamento, di essere tu a comandare te stesso, mentre in realtà non vedi che è il risultato di un’ipnosi, di qualcosa che è stato assorbito nel clima della tua famiglia e della società.

L’ego-personalità è un tentativo di imitazione dell’essenza e delle sue qualità, ma è solo un software, una programmazione, un automatismo, può solo cercare di imitare.Dal momento che, tutti si relazionano tramite il loro l’ego, è ovvio che anche i bambini piccoli imparano a farlo abbandonando l’essenza.Tutti i bambini, in un modo o nell’altro, finiscono per tradire se stessi per entrare in relazione o per assomigliare agli altri: per sentirti uguali agli altri perdi te stesso, tradisci te stesso e la tua verità.

Ma è così che va il mondo.


Roberto Potocniak

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