Alcune riflessioni per i ricercatori…

Alcune riflessioni per i ricercatori…
  1. Un tavolino per reggersi in piedi e per essere affidabile come tavolino, necessita di quattro gambe della stessa lunghezza.

L’uomo per reggersi in piedi e per funzionare oggettivamente come essere cosciente, necessita che i suoi centri operino come un tutt’uno a prescindere dal suo personale centro di gravità, il suo centro dominante.

I quattro centri principali (intellettuale, emozionale, istintivo, motorio) come quattro gambe che sorreggono il piano dell’Essere.

02. Il processo di crescita comincia con lo studio di se, comincia con il “conosci te stesso” allo scopo di imparare a riconoscere e poi a separare il vero dal falso in uno stesso.
Che cos’è il falso in uno stesso?
Il falso è tutto ciò che uno si sforza di essere per apparire interessante agli occhi degli altri e per ottenere l’approvazione altrui, ma che di fatto non gli appartiene come natura.
Immagina una rosa che si sforza di apparire come un tulipano, solo per soddisfare le aspettative genitoriali o quelle sociali.
Nessuno potrà mai essere felice sforzandosi di essere ciò che non è, perché il tuo unico scopo è quello di crescere in quanto a te stesso.

03. Nel mondo ci sono solo tre tipi di persone: 
1. quelli che vogliono imporsi sugli altri; 
2. quelli che si fanno imporre le cose dagli altri; 
3. quelli che seguono solamente se stessi, la propria consapevolezza e cuore.
E finché uno non si libera dentro, si apparterrà di default ai primi due tipi soltanto.
Ma liberarsi non è automatico, non è un automatismo, come invece lo è il subire ed il far subire le proprie modalità agli altri, perché il liberarsi dentro richiede un lungo lavoro sulla propria consapevolezza e cuore addormentati.

04. Tu puoi stare attento a non fare del male, ed è giusto, e questo dipende da te soltanto, certamente, ma questo non garantisce che le altre persone non si sentano comunque ferite qualunque cosa tu faccia o dica, perché ognuno è artefice della propria infelicità, considerando che tutti portano al loro interno un certo carico di dolore (il passato) non ancora liberato e al quale si è molto attaccati.
Perciò, si può scegliere di non creare sofferenza ben sapendo che questo può essere un buon terreno per riuscire ad aprirci agli altri ed essere presenti nell’amorevolezza, ma, purtroppo, questo non sarà sufficiente per estirpare la sofferenza alla radice. 
Serve che ognuno si prenda cura del proprio mondo interiore con accettazione, pazienza, amorevolezza ed impegno. 
Rifletti su ciò…


Roberto Potocniak

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